Gestire un’impresa significa prendere decisioni continuamente. Alcune riguardano l’operatività quotidiana, altre producono effetti che diventano visibili soltanto nel tempo. In entrambi i casi, la qualità delle scelte dipende dalla capacità di comprendere ciò che sta accadendo all’interno dell’azienda e, soprattutto, di stabilire dove si vuole andare.
Negli ultimi anni gli strumenti a disposizione degli imprenditori per conoscere la propria attività sono aumentati. Dati economici e finanziari, indicatori di performance, sistemi di controllo di gestione, analisi dei costi e strumenti previsionali permettono di osservare l’impresa con una precisione che in passato era spesso difficile ottenere.
Tutto questo è necessario. Ma non è sufficiente: una buona strategia aziendale serve a decidere quale direzione prendere.
È proprio nel passaggio dalla conoscenza alla scelta che si misura una parte importante della maturità di un’organizzazione.
Analizziamo come.
Dall’analisi alla strategia aziendale
Analizzare numeri, processi e risultati permette di costruire una rappresentazione più attendibile dell’impresa.
Il controllo di gestione, per esempio, consente di verificare l’andamento dell’attività, individuare eventuali scostamenti e comprendere quali aree stanno contribuendo maggiormente ai risultati. Una struttura organizzativa chiara permette invece di distribuire responsabilità e funzioni in modo coerente con la crescita.
Sono strumenti diversi, ma hanno un elemento in comune: producono informazioni utili alle decisioni aziendali.
E’ importantissimo quindi non pensare che l’analisi aziendale sia il punto di arrivo.
Un’impresa può disporre di molti dati e continuare comunque a non avere una direzione sufficientemente definita. Può conoscere perfettamente il risultato dell’ultimo esercizio senza aver stabilito quali risultati intenda raggiungere nei prossimi anni. Può individuare un’ inefficienza senza decidere quale intervento abbia realmente priorità.
La strategia aziendale nasce proprio da questa esigenza: trasformare ciò che sappiamo dell’impresa in una direzione verso cui orientare risorse, persone e decisioni.
Scopriamo, uno per uno, i passi fondamentali.
Avere più informazioni non significa necessariamente avere più chiarezza
Una delle difficoltà della gestione aziendale contemporanea non è sempre la mancanza di informazioni, anzi.
L’imprenditore dispone di numeri, report, strumenti digitali, previsioni, dati commerciali e informazioni provenienti da diverse aree dell’organizzazione. Il problema è capire quali elementi siano realmente rilevanti rispetto alla decisione che deve essere presa.
Per questo una buona strategia aziendale richiede capacità di sintesi.
Sintetizzare non significa semplificare arbitrariamente la realtà dell’impresa. Significa mettere in relazione informazioni differenti e attribuire loro un ordine di importanza.
Di fronte a una scelta strategica può essere necessario domandarsi:
- dove sta realmente creando valore l’impresa?
- quali attività assorbono risorse senza produrre risultati proporzionati?
- quali obiettivi sono compatibili con la struttura attuale?
- quali investimenti possono sostenere lo sviluppo?
- quali rischi comporta mantenere invariata la situazione esistente?
Sono domande che trasformano il dato in uno strumento decisionale.
Perché un numero, da solo, descrive una situazione. È l’interpretazione di quel numero all’interno di una visione complessiva a renderlo utile per la pianificazione strategica.
Strategia non significa prevedere tutto
Quando si parla di strategia d’impresa, uno degli equivoci più frequenti consiste nell’immaginare un piano rigido destinato a stabilire oggi ciò che l’azienda farà tra diversi anni.
Ma costruire una strategia aziendale non significa prevedere il futuro.
Significa prepararsi ad affrontarlo con una direzione sufficientemente chiara.
Mercati, tecnologie, comportamenti dei clienti e condizioni economiche possono cambiare. Una pianificazione efficace deve quindi lasciare spazio alla revisione delle decisioni quando il contesto lo richiede.
Questo non rende inutile la strategia. Al contrario, la rende ancora più importante.
Senza una direzione, ogni cambiamento rischia di produrre una risposta esclusivamente reattiva. Con una direzione definita, invece, è possibile valutare se una nuova opportunità sia coerente con gli obiettivi aziendali, se un investimento abbia realmente senso o se sia necessario modificare una scelta precedente.
Vediamo come la crescita aziendale rende questo passaggio ancora più evidente.
Dalla crescita alla direzione
Quando un’impresa è piccola, molte decisioni possono essere concentrate nelle mani dell’imprenditore. Le informazioni circolano velocemente e la conoscenza diretta dell’attività permette spesso di intervenire rapidamente.
Con lo sviluppo dell’impresa, questo equilibrio cambia.
Aumentano clienti, collaboratori, processi, investimenti e responsabilità. Crescono contemporaneamente le variabili che devono essere considerate prima di prendere una decisione.
È proprio in questa fase che continuare a gestire l’azienda utilizzando esclusivamente modalità nate in una fase precedente diventa un limite.
La crescita richiede quindi non soltanto una struttura capace di sostenerla, ma anche una strategia aziendale che permetta di comprenderne la direzione.
Come abbiamo già affrontato parlando di organizzazione e controllo di gestione, crescere non significa semplicemente aumentare fatturato, clienti o dimensioni. Significa rendere l’impresa capace di sostenere una maggiore complessità.
La strategia aggiunge un’ulteriore domanda: crescere verso dove?
Il valore delle priorità
Ogni impresa dispone di risorse limitate.
Tempo, capitale, persone e competenze non possono essere distribuiti contemporaneamente su ogni possibile obiettivo.
Per questo fare strategia significa inevitabilmente stabilire delle priorità.
Un nuovo mercato può rappresentare un’opportunità interessante, ma richiedere investimenti incompatibili con altre necessità dell’impresa.
L’ampliamento dell’offerta può generare nuove possibilità commerciali, ma aumentare contemporaneamente la complessità organizzativa.
Un investimento tecnologico può produrre maggiore efficienza, ma richiedere competenze che l’organizzazione ancora non possiede.
Nessuna di queste valutazioni può essere affrontata osservando un singolo elemento. È necessario considerare l’impresa nel suo insieme.
La strategia aziendale assume quindi un significato molto concreto: non scegliere tutto ciò che potrebbe essere utile, ma capire ciò che è prioritario rispetto alla direzione che l’azienda ha deciso di seguire.
C’è poi un aspetto della strategia di cui si parla meno: ogni scelta comporta una rinuncia. E non dobbiamo esserne spaventati.
Decidere significa anche rinunciare
Destinare risorse a un progetto significa non utilizzarle altrove. Concentrarsi su un segmento di mercato può significare rinunciare temporaneamente a un altro. Rafforzare una determinata area dell’organizzazione può richiedere di posticipare investimenti differenti.
Una decisione strategica non è quindi soltanto l’individuazione di ciò che l’impresa vuole fare.
È anche la capacità di stabilire ciò che, almeno in quel momento, sceglie di non fare.
Questa consapevolezza evita uno dei rischi più frequenti nella crescita: moltiplicare attività, progetti e iniziative senza verificare se siano realmente coerenti tra loro.
Il movimento, infatti, non coincide necessariamente con lo sviluppo.
Un’impresa può essere estremamente attiva e contemporaneamente disperdere energie in direzioni differenti.
La strategia serve anche a evitare questo.
Costruire una visione complessiva dell’impresa
All’interno de I Consulenti Associati, l’analisi aziendale viene affrontata partendo proprio dalla necessità di mettere in relazione le diverse dimensioni dell’impresa.
Numeri, organizzazione, processi e obiettivi non appartengono a compartimenti separati. Una decisione economica può produrre conseguenze organizzative; una scelta commerciale può richiedere nuovi investimenti; un cambiamento nella struttura può modificare costi e responsabilità.
Per questo la costruzione di una strategia aziendale richiede sempre una lettura complessiva.
Non si tratta di aggiungere un ulteriore strumento alla gestione, ma di utilizzare in modo coordinato quelli già disponibili.
Il controllo di gestione permette di conoscere. La pianificazione permette di ipotizzare. L’organizzazione permette di agire.
La strategia permette di dare a questi elementi una direzione comune, ma con alcune accortezze.
Una strategia deve poter cambiare
Definire una direzione non significa renderla immutabile.
Una pianificazione strategica efficace prevede momenti di verifica. Gli obiettivi devono essere confrontati con i risultati ottenuti, le ipotesi con ciò che è realmente accaduto, le decisioni con i cambiamenti intervenuti nel contesto.
A volte sarà necessario confermare la strada scelta. Altre volte sarà necessario correggerla.
Cambiare una decisione alla luce di informazioni nuove non rappresenta necessariamente un fallimento della strategia. Può rappresentare, al contrario, la capacità dell’impresa di utilizzarla correttamente.
Ciò che conta è distinguere l’adattamento dalla continua improvvisazione.
Nel primo caso esiste una direzione che viene aggiornata sulla base della realtà. Nel secondo ogni decisione nasce isolatamente, spesso come risposta all’urgenza del momento.
Sono due modi molto diversi di governare un’impresa.
Dalla gestione consapevole alla scelta strategica
Nel percorso di crescita di un’azienda arriva quindi un momento in cui gli strumenti di gestione devono essere messi in relazione tra loro.
Conoscere i numeri è fondamentale.
Comprendere l’organizzazione è fondamentale.
Monitorare risultati e scostamenti è fondamentale.
Ma il valore di tutte queste informazioni emerge pienamente quando diventano la base di una scelta.
La maturità decisionale di un’impresa non consiste nell’avere una risposta pronta per ogni situazione, ma nel costruire le condizioni per prendere decisioni più consapevoli.
È in questo passaggio che la gestione assume una dimensione strategica.
La direzione prima della velocità
In un contesto che spinge sempre di più le imprese a reagire rapidamente, può sembrare che la velocità sia sempre un vantaggio.
Ma decidere rapidamente e decidere bene non sono la stessa cosa.
Prima di accelerare è necessario sapere quale direzione si sta seguendo.
Per questo, nel lavoro de I Consulenti Associati, l’obiettivo dell’analisi non è soltanto fotografare ciò che è già accaduto, ma creare una base utile per ragionare su ciò che l’impresa vuole costruire.
Una consulenza capace di accompagnare questo processo non sostituisce la responsabilità dell’imprenditore e non decide al suo posto.
Può però offrire qualcosa che, nella gestione quotidiana, è spesso difficile costruire autonomamente: uno spazio nel quale osservare l’impresa nel suo insieme, mettere in discussione automatismi consolidati e valutare le conseguenze delle diverse alternative.
Perché conoscere bene la propria azienda è il punto di partenza.
Conoscere la propria posizione serve davvero quando si è pronti a scegliere la prossima direzione.